Pensiero di una volontaria

Questo è il pensiero di una volontaria della nostra Sezione che vogliamo condividere con tutti data la bellezza delle parole espresse.

“Spesso gli amici mi chiedono goliardicamente di raccontare qualche dettaglio scabroso sulle mie uscite in 118.
Raccontare di sangue, vomito o situazioni imbarazzanti in cui i pazienti sanno cacciarsi.
Non li posso biasimare eh.
Forse agli inizi è stata più la curiosità morbosa di poter vedere l’ignoto e circostanze raccapriccianti a spingermi ad entrare nel volontariato di emergenza .
Col tempo però ho capito che essere volontario è riuscire a trasformarsi in una spugna.
Ho elaborato che la nostra figura, più che per steccare, bendare e salvare le persone alla “Die hard”, serve per assorbire il dolore.
Se all’inizio avevo paura ad affrontare la vista del sangue e l’odore del vomito, oggi la cosa che mi fa più paura é affrontare gli occhi di un paziente.
Quando quegli occhi ti guardano e ti fanno mille suppliche silenziose e non c’è nulla che può aiutarlo, allora non si può far altro che cercare di attutire, assorbire come delle spugne o dei cuscini soffici e accoglienti il loro dolore, la loro sofferenza, fisica e morale.
Rimanere lì, vicino a loro e far sentire la nostra presenza in silenzio diventa indispensabile,
quasi vitale.
“Qualunque cosa succeda ora, noi siamo qui con te.”
Questa per me è la cosa più difficile ma al contempo trascendentale del fare volontariato.”

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